DIVIETO DI TRANSITO

«Porpora Marcasciano è ufficialmente una delle figure più rilevanti nella difesa dei diritti delle persone transessuali. Era dunque d’obbligo dedicarle attenzione e raccontare attraverso i suoi occhi la realtà trans nelle sue sfaccettature.
Divieto di transito punta l’attenzione su un aspetto più intimo della vita di Porpora e sulle discriminazioni che una persona transessuale subisce nel corso della sua vita.
Il materiale video d’archivio fornitoci dalla protagonista ha permesso una commistione magica tra immagini di repertorio e riprese live. Per questo in un certo senso mi piace immaginare Porpora come un’inconsapevole “operatrice video”, le cui riprese hanno atteso tutti questi anni prima di confluire in un’unica opera.
Un’opera che ha come desiderio quello di affrontare l’argomento dell’identità trans da un punto di vista non sensazionalistico, scevro da esagerazioni o finta compassione o cinismo da cronaca. Ho affrontato le riprese e più in generale il processo creativo credendo nella semplicità e nella forza della testimonianza e del racconto di Porpora. Una persona favolosa, che ha saputo farsi carico, con gioia e divertimento, della responsabilità di un racconto collettivo».

Una Produzione
Con il sostegno di

SMART-WORKERS

Un momento storico in cui è più che mai necessaria la capacità di lavorare limitando gli spostamenti. Quali saranno le conseguenze quando l’emergenza sarà rientrata? Questo cortometraggio ritrae il pericolo dell’idealizzazione dello smart-working sfruttando una formula ripetitiva, assillante, claustrofobica e de-personalizzante.
Un lavoro che già molte classi di lavoratori, primi fra tutti gli operatori del cinema, conoscono bene.
Seguendo la traccia narrativa di altri film come, Brazil (Terry Gilliam, 1985) o The Zero Theorem (Terry Gilliam, 2013), questo cortometraggio è un avvertimento a ciò verso cui si potrebbe andare incontro.
Seguendo dunque il bando di JobCiak proposto dalla UIL (Unione Italiana del Lavoro) ho deciso di “riprendere” il lavoro e di far riflettere lo spettatore sull’importanza della socialità.

LA PRIMA VOLTA

"La prima volta" è stato un documentario dalla realizzazione difficile, girato all'interno del carcere minorile di Bologna.

La necessità di trovare un' intimità con i ragazzi nonostante il contesto, nonostante le videocamere è stato il vero demone delle riprese.

Nonostante tutto, la professionalità, l'esperienza e la sensibilità di tutta la troupe, nonché l'aiuto fondamentale di tutti gli operatori interni all'istituto, hanno permesso la realizzazione dell'opera.

 

Non basiamoci su ciò che crediamo di sapere per giudicare qualcuno, basiamoci invece su ciò che quella persona ha vissuto e su come vuole andare avanti.

Extras - La lettera di Ayoub

 

Salve a tutti,

 

Io sono Ayoub, uno dei ragazzi presenti nel documentario.

Voglio ringraziare tutti voi, da parte mia e degli altri ragazzi, per aver impiegato il vostro tempo, venendo qui a guardare questo documentario che parla ed è fatto da noi, ragazzi dell'IPM (Istituto Penitenziario Minorile) di Bologna, insieme alle "persone fuori".

Questo documentario parla della nostra vita qui dentro e delle attività che svolgiamo.

Spero che il film vi piaccia.

 

Hasta pronto (alla prossima)

 

Ayoub Abbouzi    13/05/2017

Bologna
  • Shutterstock
  • LinkedIn Icona sociale